Si vota in Catalunia

Saranno elezioni importanti,  quelle che si svolgeranno domenica in Catalunia dove è in gioco la stabilità della Spagna.

Chiariamo subito le idee anche per i leghisti che in questi giorni hanno sostenuto il concetto dell’indipendenza Catalana.

La Catalunia come soggetto storico istituzionale ossia come Stato non è mai esistito, al contrario ad esempio della Scozia, ed è diventata parte integrante di quello che è lo stato attuale spagnolo quando nel 1469 si unirono in matrimonio re Ferdinando di Aragona e la regina Isabella di Castilla.

Fino ad allora la Catalonia apparteneva al regno di Aragona la cui capitale fu prima Huesca e poi Zaragoza, città in cui anche allora come oggi,  si parlava castellano e non catalano. Barcellona era una semplice contea del regno di Aragona: questo lo dico solo ai fini di quella massa di ignoranti che ho sentito in questi giorni, anche in Italia,  parlare del caso Catalonia senza neanche conoscerne la storia.

Ma parliamo di oggi. Perché si è arrivato a questo strappo?

Al di là del folclore indipendentista il tema oggetto del contendere è la richiesta  catalano  del riconoscimento da parte di Madrid di un foro, ossia un’amministrazione fiscale e giudiziaria indipendente per la Catalunia, come già avviene per i paesi Baschi.

Perche’ Rajoy non ha ceduto a questa rischiesta del governo catalano? Perché mentre per i Paesi Baschi esiste una tradizione secolare di foro indipendente di alcune attività dello stato, ciò  non è mai esistito per Catalunia ed ovviamente il timore è che se lo si concede ai catalani dopo, dalla Galizia ai Pais Valencianos, sarà una rincorsa a chiedere statuti speciali amministrativi.

Artur Mas  il governatore della Catalonia e leader del fronte indipendentista e’ stato colpito sul piano dell’immagine  in questi ultimi anni,  duramente a causa degli  scandali del suo padrino, quel Pujol che ha governato per 30 anni in Catalunia e chiamato mister 10% per l’ingente quantità di denaro trovata  sui conti di banche  in Andorra e Svizzera intestati a lui ai suoi famigliari, una vera fortuna frutto di un gigantesco giro di tangenti che erano costretti a pagare gli imprenditori che volevano lavorare in Catalunia durante il periodo del governo Pujol.

Completamente squalificato dagli scandali emersi,  il clan Pujol, di cui Artur Mas e’ oggi l’uomo di punta, ha pensato bene di tirare la corda della sirena indipendentista per far dimenticare ai catalani i decenni di furti a loro danno. Ma questa corda alla fine si è rotta perché Madrid non è stata al gioco e non ha ceduto alle provocazioni di Artur Mas e amici.

Ecco allora l’ultima mossa di Mas: indire elezioni anticipate in Catalunia, creando un fronte politico indipendentista con dentro di tutto e minacciando che se avranno un seggio in più in parlamento, anche se non saranno maggioranza in termini numerici, proclameranno unilateralmente la secessione da Madrid.

Ovviamente un progetto che non ha alcun tipo di legittimità e credibilità, bocciato dall’Europa che ha già detto che non riconoscerà una Catalunia indipendente, ma è pur sempre una mossa che ha solleticato il nazionalismo catalano che è molto radicato tra la popolazione.

Quello che più preoccupa non è tanto la possibilità di una Catalunia indipendente, ma l’odio e il rancore che questo tipo di campagna politica ha prodotto tra la Catalunia e il resto di Spagna. A forza di insistere con questa retorica della diversità catalana, dell’indipendenza, dell’orgoglio nazionalistico e’  incominciato a serpeggiare un anticatalanismo diffuso tra gli spagnoli che non è certo meno becero del messaggio indipendentista catalano.

Tutto questo accade perché in Spagna come nel resto d’Europa mancano veri leader, capaci di dare soluzioni a problemi come questi, certamente complessi ma che, se non si è all’altezza, diventano devastanti.

Artur Mas da una parte e Rajoy dall’altra hanno dimostrato solo che non sono certo in grado di esercitare quelle funzioni amministrative e politiche che sono state a loro assegnate e infatti siamo arrivati ad uno scontro che domenica potrebbe essere anche una guerra, una vera guerra.

Speriamo che prevalga il buon senso, che dopo la sbornia si torni a pensare. Catalunia senza la Spagna non va da nessuna parte e la Spagna senza la Catalunia non sarebbe più la stessa.

Attendiamo fiduciosi i risultati di domenica sera……

 

 

 

Be first to comment