Sanzioni solo per noi

Mi siedo a tavola con il mio cliente iraniano, un importante industriale della ceramica, insieme ai suoi collaboratori. Un’enorme tavolata all’interno della bellissima cucina aziendale.
Ad un certo punto assisto ad una scena surreale.
Accanto a me si siede un giovane mullah ossia un esponente del clero locale ( il mio cliente e’ molto vicino al regime e quindi molto religioso, almeno in apparenza come spesso accade in Iran ) che passa tutto il tempo della cena a messaggiare con il suo nuovo e fiammante I phone 6.
Dopo pochi minuti ci servono le bibite, ovviamente analcoliche, tra cui una coca cola a testa con la scritta original.
In quella che mi pare essere una scena surreale, pensando alla rigidità con la quale gli americani hanno imposto le sanzioni all’Iran anche per noi europei, domando al mio cliente come fa ad esserci Apple in Iran e da dove proveniva la coca cola sul tavolo.
La risposta è molto semplice, alla faccia delle sanzioni: Apple è da sempre in Iran, grazie ad Apple Dubai che fornisce direttamente il mercato iraniano, mentre la coca cola produce da trenta anni in Iran e ne’ il periodo oscuro degli ostaggi presi all’ambasciata americana di Teheran ne’ le dure sanzioni volute da Washington hanno mai scalfito la produzione della coca cola iraniana prodotto su licenza della casa madre americana…..
Racconto divertito il giorno dopo questo episodio ad un altro cliente iraniano, il quale non solo mi conferma quanto mi era stato riferito, ma aggiunge che la guida spirituale, Ali Khamenei, pare essere affetto da un tumore alla prostrata e si è curato con uno strumento medicale che viene prodotto solo in Israele: alla faccia dei rapporti tesi tra i due paesi, Khamenei non ci ha pensato su due volte a richiedere ai diavoli israeliani il prodotto necessario per curarsi e gli israeliani a mandarglielo velocemente……Misteri della salute e del commercio…
Non ho mai sopportato le sanzioni che considero uno strumento inefficace per punire chi ne dovrebbe essere colpito, capace solo di far arricchire chi le aggira con metodi più o meno illegali e spostando di fatto mercati fornitori da uno spazio geografico ad un altro Si punisce così non il paese che si vorrebbe colpire ma le aziende oneste che commerciavano prima con i paesi posti poi sotto sanzioni, mettendone a rischio talvolta i loro bilanci.
Ma questo episodio marginale, che ricordo in questo articolo, è la dimostrazione che le sanzioni valgono solo per le nostre aziende europee. Le multinazionali americani delle sanzioni se ne fregano bellamente, perché business is business, per loro of course. E pensare che esiste una legge americana che considera, unico caso, la competenza extraterritoriale della giustizia americana su questo tipo di reato: se un’azienda italiana viola le sanzioni poste dalle autorità’ americane ad un paese o a un’azienda, il titolare può essere processato in America anche se il presunto reato è’ stato compiuto da un cittadino straniero in un paese straniero …ma ovviamente la Coca Cola fa giurisprudenza a parte, insieme ad Apple e alle tante multinazionali americane che con le loro strutture estere aggirano le sanzioni… Mondo farisaico.

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