Ricordo di mia madre

Vedo che avvicinandosi il XXV aprile anche le pagine di Facebook vengono invase da immagine e macabre contabilità sulle vittime italiane, fasciste e antifasciste, nella guerra civile del 1943/45. Io, come ho già avuto modo di scrivere altre volte, rimango fermo all’esempio di mia madre che appena tredicenne fu travolta dalla guerra civile spagnola. Viveva nella provincia di Albacete zona rossa, durante il conflitto, dove aveva sede anche un contingente sovietico pro repubblicani e dove si addestrarono molti del vertice del Pci italiano che poi parteciparono alla resistenza italiana. Vide compiere vere e proprie stragi di innocenti, ebbe caduti in famiglia da una parte e dall’altra perché in una guerra civile basta poco per finire arruolato in una fazione piuttosto che in un’altra e pagarne le conseguenze senza neanche capire perché. Nonostante fosse stata segnata profondamente da quei fatti non mi volle mai raccontare nulla, aveva cancellato quei tre anni in cui la bestialità umana trionfo’ come accade sempre nelle guerre e in particolare nelle guerre civili. Il suo esempio l’ho sempre tenuto stretto. Il silenzio credo che fosse il modo migliore per farmi capire che le guerre civili sono una bestialità che porta ad uccidersi tra fratelli, famigliari, amici a prescindere dalla scelta di parte. E allora quel silenzio di mia madre è’ anche il mio per onorare degnamente chi è morto, dalla parte giusta o da quella sbagliata poco mi importa, perché , erano comunque italiani e sono morti ognuno di loro credendo di servire giustamente la loro Patria e questo è quello che mi interessa. Il resto lo lascio ai giudizi della storia.

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