Ricordare la storia per vincere l’Isis

Un’azione terroristica di grande livello quella compiuta dai terroristi dell’Isis venerdì 13 novembre a Parigi, militarmente e mediaticamente ben pensata.
Mi ha fatto tornare indietro di 30/40 anni quando l’Italia e tutta l’Europa era ogni giorno sotto la minaccia terroristica.
Allora era l’Urss che aveva creato un network terroristico che andava dai diversi gruppi della sinistra eversiva ( Eta, Br, Raf, Ira, Action Directe, Etc…..) ai palestinesi passando da terroristi “free-lance” come Carlos e il suo gruppo.
Commisero centinaia di assassini, operazioni clamorose come il sequestro in una riunione dell’Opec di tutti i ministri del petrolio delle nazioni produttrici, l’omicidio di atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco.
Uccisero importanti ministri e uomini di stato: Carrero Blanco, Aldo Moro, Lord Louis Mountbatten.
Fecero stragi alle stazioni e agli Aeroporti di mezza Europa.
L’obbiettivo era destabilizzare il nostro continente , le nostre democrazie e terrorizzare i nostri cittadini per preparare l’invasione sovietica che, nei tempi e modi dovuti secondo le autorità di Mosca sarebbe dovuta accadere.
Nessuno li ricorda più quegli anni, neanche sanno chi sia Carlos lo sciacallo, chi li ha vissuti ha cancellato in fretta.
Eppure quella storia ci dovrebbe insegnare molto, anche oggi.
I tempi sono cambiati, l’Urss e’ crollata, i protagonisti di quei tempi o sono morti, o sono in carcere ( pochi per la verità ) o, da buoni reduci, si dedicano a scrivere le proprie memorie.
Oggi il terrorismo globale ha sostituito il comunismo con la fede in Allah e nel suo profeta.
Allora i finanziamenti arrivavano dall’Urss o da paesi terzomondista ricchi come la Libia di Gheddafi.
Oggi sono finanziati dai paesi mussulmani fondamentalisti, che scambiano petrolio con armi, non si sporcano le mani e fanno fare il lavoro sporco a giovani indottrinati, come allora, che pensano di fare la rivoluzione contro l’Occidente corrotto e ingiusto, responsabile della sofferenza dell’uomo a causa del suo sistema capitalista, allora come oggi.
I terroristi da sempre hanno un obbiettivo, non quello di vincere la guerra militarmente parlando, sanno bene che le loro forze sono esigue, ma terrorizzare la popolazione civile affinché si ribelli contro i propri governi, e li costringa a fare errori con scelte irrazionali e improvvisate.
Ed è proprio qui il problema, non cadere nel loro tranello.
Quando sento dire che bisogna chiudere le frontiere o cacciare tutti i mussulmani dall’Europa ritengo che facciamo proprio il loro .gioco.
La storia ci insegna che non sono certo le frontiere chiuse a rendere la vita difficile ad un terrorista.
Negli settanta / ottanta non c’era Schenghen, i controlli alle frontiere erano molto severi eppure se guardate cosa riusci’ a combinare il network del terrore in quegli anni capirete bene che a confronto quelli di oggi sono ancora dilettanti.
Lanciare una battaglia globale al mondo mussulmano tout court significa non dover combattere qualche centinaia di migliaia di terroristi fondamentalisti e i loro sostenitori, ma un miliardo e seicento milioni di persone, ossia quanti sono i mussulmani nel mondo.
Una battaglia muro contro muro contro i mussulmani significa buttare nelle braccia dei fondamentalisti centinaia di milioni di persone che invece potrebbero essere preziosi collaboratori per sconfiggere l’estremismo islamico che va combattuto innanzitutto da dentro, come si fece con il terrorismo degli anni settanta/ ottanta. Significa perdere l’appoggio dei paesi mussulmani laici o moderati come quelli del Magrheb, l’Egitto o la Giordania che oggi sono preziosi alleati.
I terroristi che hanno colpito Parigi cercano proprio questo, lo scontro di civiltà perché sanno che solo così non sarebbero più un numero irrilevante per la nostra forza militare e alzerebbero il livello dello scontro.
I fondamentalisti sanno bene che il mondo mussulmano ha una grande debolezza, da sempre è molto diviso, ma una nuova crociata li unirebbe ancora una volta come quando arrivarono, tanti secoli fa, alle porte di Vienna e fino al Nord della Spagna.
Per questo terrorizzano uccidendo civili occidentali in modo barbaro.
Conoscono bene le debolezze dell’Occidente, la sua gioventù poco propensa all’idea di una guerra, visto che ormai non esistono più generazioni che sanno cosa sia una guerra, loro si.
Una civiltà, quella occidentale, che avendo espulso dalla propria cultura l’idea della morte ( tanto che vede con raccapriccio spettacoli che ancora oggi la evocano). ha una fottuta paura di morire e i terroristi lo sanno bene e usano questa debolezza per piegare i cittadini europei ai loro obbiettivi.
Infatti la reazione collettiva europea e’ stata, al di là della solita e retorica indignazione, un timore diffuso che la morte per mano di un terrorista mussulmano ci potrebbe colpire ovunque e in ogni momento, da lì le reazioni di pancia: chiudiamo le frontiere, rinchiudiamoci in casa, cacciamo tutti i mussulmani.
Esattamente quello che vogliono gli autori degli attentati di Parigi.
Ma il terrorismo allora come oggi si combatte con la logica, la determinazione e la preparazione.
Si combatte sapendo bene che nelle guerre sporche, come quella contro il terrorismo, non esistono le garanzie per i prigionieri, perché ogni informazione strappata significa salvare la vita di vittime innocenti.
Significa infiltrare le organizzazioni terroristiche e i loro fiancheggiatori con piani che necessitano tempo e risorse.
Significa far capire loro che ovunque essi siano lì andremo a prendere.
Significa tagliare a loro i finanziamenti in modo rapido e deciso, perché senza risorse sono pesci senz’acqua.
Significa lasciare operare le nostre forze di sicurezza senza intralci burocratici o legali.
Quando l’Italia decise di farla finita con le Br, dopo anni di tolleranza e addirittura tentativi di dialogo, il governo di allora diede carta bianca al generale Dalla Chiesa che non andò certo per il sottile e nessuno disse nulla e le Br si sciolsero come neve al sole. Così fecero i tedeschi con la RAF i cui vertici si “suicidarono” all’indomani dell’omicidio del presidente nazionale degli industriali tedeschi, lo stesso si può dire degli inglesi con i terroristi dell’Ira e gli spagnoli con l’Eta.
La debolezza dell’Europa di oggi di fronte al terrorismo mussulmano è frutto di una posizione ondivaga che va dal buonismo super garantista alla reazione xenofoba. Ascoltiamo correnti di pensiero politico che caricano il sistema occidentale che ha dato la libertà, i diritti civili e la democrazia al mondo intero, di colpe oggettivamente improbabili e contemporaneamente vediamo la reazione di chi sembra aver fermato l’orologio a prima della seconda guerra mondiale: due facce della stessa medaglia.
La mancanza poi di una politica estera europea unitaria ci ha messo nelle condizioni di dover seguire pedissequamente le scelte geopolitiche americane che, sopratutto sotto la presidenza Obama, ma anche sotto quella di Bush, hanno inanellato una serie di errori in Medio Oriente e in Africa di cui paghiamo ancora le colpe.
Forse è il momento di lasciare da parte gli egoismi nazionali e arrivare finalmente ad una politica estera europea veramente degna di questo nome e con una voce sola.
L’Europa negli anni settanta / ottanta sconfisse un terrorismo molto più forte di quello odierno, lo fece secondo i metodi che sopra ho descritto, cerchiamo di imparare dalla storia non ripetendo gli errori o addirittura facendone di nuovi.
Le democrazie occidentali hanno forti valori e profonde radici, possono soccombere al terrorismo islamico solo suicidandosi, rinnegando quei principi che ci hanno resi modello nel mondo intero.
La follia dell’intolleranza e dell’odio può essere sconfitta, noi europei lo abbiamo già dimostrato nella storia recente e abbiamo tutti gli strumenti per farlo anche oggi, sta a noi non giocare questa guerra nel campo dell’avversario, ma dove sappiamo di essere forti e dove siamo sicuri di poter vincere. Spetta solo a noi, a noi e a nessun altro.

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