Quella svalutazione del 1992

Nel 1992 era già da cinque anni , terminato il master post universitario in marketing e commercio internazionale, che giravo il mondo come export manager. Ero uno dei pochi che all’epoca faceva in modo qualificato quella professione.

La globalizzazione era ancora agli albori e spesso l’unica cosa che ti chiedevano per fare quell’attivita’ specifica, era la conoscenza delle lingue. Ero uno dei pochi che oltre le lingue si era  laureato  e aveva frequentato  un master specifico in questa materia.

Nel primo settore in cui ho lavorato, quello delle ceramiche nella mitica Sassuolo, gli export manager li prendevano dalla scuola alberghiera, dove tutti parlavano almeno due lingue straniere. Era ancora improvvisato l’export italiano, si mandavano allo sbaraglio dei venditori senza una strategia, una pianificazione.

Si andava all’estero e il criterio di valutazione sul tuo lavoro  era che avevi fatto bene una tournée se la differenza tra i costi sostenuti durante il tuo viaggio e quanto avevi guadagnato dai  container venduti nel medesimo viaggio presentavano un segno positivo.

Pianificazione, marketing, strategia distributiva…..parole che quando le pronunciavi ti guardavano come se stessi dicendo una bestemmia.

E dire che fui uno dei più fortunati del mio corso  perché nella realtà un po’ fai da te di Sassuolo, almeno dell’epoca, incominciai la mia prima esperienza professionale nell’unica multinazionale straniera presente in quel settore, il Tarket group appartenente a sua volta  allo Stora group, multinazionale svedese della famiglia Wallemberg. Almeno mi insegnarono a lavorare su target mensili, con delle metologie di lavoro innovative rispetto alla realtà fai da te del resto della ceramica sassuolese dell’epoca.

Ma tornando al 1992. Avevo già lasciato il settore ceramico per passare agli utensili elettrici, seguendo la logica americana, ogni cinque anni si cambia azienda e settore, solo così un manager cresce. È così feci contro il parere di tutti,  visto che come pagavano all’epoca nel settore ceramico non c’era nessuno. Ma volevo fare carriera ed esperienza, i soldi sarebbero arrivati dopo, di conseguenza.

Nella nuova azienda ero arrivato a febbraio e settembre arrivo’ invece l’uscita della lira dallo Sme e la svalutazione del 20% della nostra moneta.

Ho sentito tanti soloni in questi giorni pontificare su cosa succederebbe nel caso tornassimo ad una situazione analoga con calcoli finanziari ed economici snocciolati via internet quotidianamente, come se tutti avessero esperienze in materia. Ormai basta ingurgitare un libro di macro economia, anzi leggere qualche articolo su internet,  magari di qualche guru economico alla moda, postarlo  e ci si sente tutti dei premi nobel.

Io però mi ricordo bene cosa accadde allora e non fu una bella esperienza.

In un primo momento in realtà fui felicissimo, entusiasta.

Ebbi un incremento anzi un’impennata delle vendite e ripulii tutto lo  stock del magazzino: con la lira così bassa arrivai a Natale che non avevo più nulla da vendere.

Bellisssimo, fantastico.

Poi arrivo’ gennaio, l’ufficio acquisti ci presento’ i nuovi costi da cui dovevamo dedurre i numeri per fare il nuovo listino prezzi.

Già, qualcuno si era dimenticato che siamo un paese senza materie prime e tutto veniva comprato all’estero, in dollari.

Preparai il nuovo listino prezzi, finito di compilarlo non sapevo se ridere o piangere.

Più 50% rispetto a quello precedente. E chi glielo andava a dire ai clienti? E infatti passi un anno a bestemmiare, tutti i budget saltarono, i concorrenti americani e tedeschi, con loro monete forti ci fecero una concorrenza spietata ( si chiamavano Bosch e B&decker per intenderci).

Ci mettemo più di due anni per riprenderci i medesimi volumi di vendita pre svalutazione,  tutto ciò ci costo’ momenti di crisi occupazionale, rallentamenti di espansione strategica e problematiche annesse.

Fu in particolare il  rallentamento dell’espansione strategica che ci fu fatale. Con una moneta così debole era difficile programmare a medio e lungo termine. Infatti la globalizzazione si stava affacciando nei nuovi mercati a cominciare dalla Cina dove tedeschi e americani con le loro monete forti incominciarono ad investire in impianti produttivi locali. Per noi finanziariamente era impossible, l’incertezza della moneta e la sua svalutazione ci aveva reso la cosa impossibile.

Lo fu per, noi ma lo fu per tutto il comparto dell’utensileria elettrica italiana che infatti dopo pochi anni, io avevo già lasciato fortunatamente e con un po’ di lungimiranza  azienda e settore,  chiuse tutte le aziende, una dopo l’altra, come birilli.

La lira, la svalutazione come strumento che facilita l’esportazione….ma chi dice queste sciocchezze ha mai venduto almeno un pacchetto di caramelle  all’estero?

Io i ricordi ce li ho ancora molto limpidi e dico grazie Euro, a maggior ragione oggi che abbiamo il processo di globalizzazione in stato ben più avanzato del 1992 avremmo la decuplicazione di quelle problematiche che già allora furono  un disastro per un’Italia che muoveva i primi passi nell’esportazione,  oggi diventata l’unico strumento che tiene in piedi la nostra economia.

E io devo ascoltare Salvini dire che dobbiamo tornare alla lira, lui che non si è mai laureato, non ha passato un giorno in azienda, all’estero ci è andato solo a visitare la nord Korea con Razzi come parlamentare riuscendo al suo ritorno a dire anche che è un paese con ottime prospettive.

No ammetto non ce la faccio e’ più forte di me.

Proprio  per rispetto alla mia professione e a tutti quelli che come me,  con il loro piccolo o grande lavoro che sia, hanno fatto del Made in Italy l’orgoglio del mio Paese, facendo crescere le nostre aziende che a loro volta hanno dato grazie a ciò   da lavorare a tante famiglie e a salvare il Paese, essendo l’esportazione l’assett portante della nostra economia. dal baratro in cui i parassiti alla Salvini, da Nord a Sud, lo hanno portato.

E non parlo come del Salvini politico, ma del Salvini cittadino,  da sempre assistito dallo Stato italiano.

Lo scontro non è infatti tra euro o lira, ma fra chi produce e ha sempre prodotto  e chi fa il parassita e ha sempre fatto il parassita.

 

 

 

3 Comments

  • Rispondi Luglio 3, 2015

    dariog

    perfetto! grazie!!

    PS: se posso correggerti, sopra hai un “passAi un anno a bestemmiare” (manca la “a” ) e “e tedeschi, con LE loro monete forti” (manca LE) 🙂

  • […] Io i ricordi ce li ho ancora molto limpidi e dico grazie Euro, a maggior ragione oggi che abbiamo il processo di globalizzazione in stato ben più avanzato del 1992 avremmo la decuplicazione di quelle problematiche che già allora furono  un disastro per un’Italia che muoveva i primi passi nell’esportazione,  oggi diventata l’unico strumento che tiene in piedi la nostra economia.”link alla fonte:  https://diariohispanico.com/quella-svalutazione-del-1992/  […]

  • Rispondi Luglio 5, 2015

    Costantino Rover

    Chiedo scusa, facciamo i conti della serva.
    Se la moneta ti svaluta (sul dollaro) del 20% che motivo c’è perché le materie prime causino un aumento del listino finale del 50%?
    Dove sta il nesso causale?

    Seconda cosa, sarebbe il caso di fare il nome dell’azienda per cui lavoravi al fine di ragionarci con degli elementi in più.

    Se rincari tutto del 50% significa che fai solo assemblaggio e zero trasformazione, quindi compri tutto già fatto (che con le materie prime non ci azzeccano una fava) ci metti 2 viti e lo spacci per made in Italy.

    Sbaglio?

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