Pio Moa uno storico contro

Nel 2003 lessi  la notizia di un libro, Le origini della guerra civile spagnola, che in sei mesi aveva avuto un successo senza precedenti in Spagna:  150.000 libri venduti, un record.

Sono sempre stato un amante della storia contemporanea e sulla guerra civile spagnola ho letto decine di libri, visti da destra e da sinistra, forse alla ricerca di quella verità che la mia mamma spagnola mi aveva sempre taciuto e che rappresentava per lei un tabù. Aveva vissuto sulla sua pelle quel clima di violenza e terrore propria nell’età peggiore, aveva 12 anni quando inizio’  quella guerra fratricida 15 quando termino’ . Non mi raccontò mai un episodio di quegli anni, solo mi ricordo che mi diceva sempre la stessa frase: ho visto amici che fino al giorno primo andavano a divertirsi insieme e il giorno dopo uccidersi gli uni con gli altri, ho visto intere famiglie spezzarsi perché alcuni scelsero un bando e gli altri quello contrario”. Solo questo mi ripeteva mia madre, quasi ossessivamente.

E allora ho sempre cercato, attraverso i libri di storia, di farmi una idea di quegli anni duri per la Spagna e quando ho letto la notizia del clamore di questo nuovo libro che tanto successo stava avendo, mi sono andato a vedere prima di tutto chi fosse questo Pio Moa.

E li incomincio’  la prima sorpresa. Pio Moa era un anti franchista comunista che entro’  nei Grapo, le Br spagnole e braccio armato del Pce clandestino, agli inizio degli anni settanta, con Franco ancora vivo. Partecipo’  a diversi attentati fra cui l’uccisione di un militare. Nel 1977, Franco era morto da due anni, venne espulso dal Partito Comunista Spagnolo, pago’ i suoi conti con la giustizia beneficiando delle varie amnistie della nuova democrazia spagnola e inizio’ il suo lavoro di bibliotecario presso l’ateneo di Madrid e grazie proprio alla sua nuova professione incomincia a coltivare la sua nuova passione che lo porterà a diventare famoso: lo scrittore di storia.

Da bravo archivista incomincia a raccogliere una serie di documenti inediti e ahimè dimenticati dalla storiografia ufficiale sulla seconda Repubblica spagnola e sugli inizi della guerra civili che diventano dirompenti perché provono che la  guerra civile era già esistente prima dell’alzamiento militare di Franco e degli altri militari del 18 luglio del 1936 dimostrando che la sinistra aveva già tentato due colpi di stato nel 1934 con gli anarchici e un altro con Azana, che poi diventerà presidente della Repubblica ostaggio della sinistra estrema, proprio pochi mesi  prima del golpe di Franco.

Pio Moa documenta meticolosamente la violenza continua da parte dei militanti radicali della sinistra ( anarchici, comunisti e socialisti rivoluzionari di Largo Caballero) tra il 1934 e il 1936 dimostrando che avevano solo un progetto chiaro ed evidente a tutti: la costituzione di una repubblica bolscevica sul modello della Russia stalinista.

Pio Moa dimostra nei suoi libri con documenti tratti anche dagli stessi protagonisti del fronte popolare che la sinistra democratica spagnolo , composta dai socialisti riformisti e dai  repubblicani, erano ormai marginali nel Fronte Popolare rispetto allo strapotere della sinistra più radicale.

Mentre la destra, quella che poi venne criminalizzata, aveva una Falange che rispondeva militarmente nelle piazze alla violenza di sinistra, ma era un partito numericamente irrilevante ed elettoralmente praticamente inesistente composto solo da giovani universitari entusiasti del loro leader Jose’ Antonio Primo de Rivera  mentre la forza principale della Destra spagnola era composta dalla Ceda, forse il partito più importante della Spagna di allora, ed era un partito democristiano di destra guidato da Gil Robles, le cui basi  democratiche erano indiscutibili.

E che la guerra civile fosse già in atto due anni prima del colpo di stato lo si evince dall’episodio che scateno’ l’alzamiento con la scelta del generale Franciso Franco, fino ad allora riluttante all’idea del golpe,  di scendere in campo.

Ironia della sorte quell’episodio è un caso Matteotti alla rovescia. Mi riferisco  all’uccisione del deputato monarchico Calvo Sotelo, oggi ahimè sconosciuto ai più al contrario del povero Matteotti, che all’indomani delle elezioni del 1936 ( vinte in termini di voti dalla destra ma in termini di seggi dalla sinistra per una assurda legge elettorale che premiava le città, dove la sinistra aveva più voti a scapito della provincia dove prevaleva la destra) ebbe il coraggio di prendere la parola alle Cortes e pronunciare il duro clima di violenza che aveva alimentato la sinistra durante la campagna elettorale con episodi che già anticipavano quello che sarebbe successo durante la guerra civile, a cominciare dal l’incendio di luoghi religiosi, e sopratutto i tanti brogli elettorali ad opera dei militanti del fronte popolare  che erano stati scoperti e denunciati alle autorità pubbliche.

Fu il suo ultimo discorso. Quella notte stessa una squadraccia de los Grupos de asalto, la milizia del fronte popolare uscirono per uccidere Calvo Sotelo e Gil Robles, il presidente della Ceda: il secondo, immaginando qualcosa riuscì a nascondersi in un posto sicuro e a salvarsi la vita, per l’anziano Calvo Sotelo non ci fu alcuna speranza, fu ucciso brutalmente e senza pietà .

Pio Moa ricostruisce in modo impeccabile con una documentazione talmente puntigliosa e inconfutabile che ha irritato il solito mondo accademico di parrucconi, un affronto quello di Pio Moa, lui semplice ricercatore senza titolo accademico. Ma l’affronto più duro l’ha subito la sinistra che ha visto smantellare le sue  certezze storiche dei buoni dalla parte del fronte popolare  e i cattivi con la destra e a farlo e’ stato proprio un loro ex compagno, e che compagno.

Pio Moa in verità non si è fatto intimorire e  ha continuato a pubblicare una serie di libri storici, sempre su questo tema, forte  del successo decretato dai suoi lettori e anche da un inaspettato riconoscimento internazionale da storici del livello di Stanley G. Payne che ha sottolineato che grazie l’opera di Moa si è cominciato per la prima volta a documentare il clima di violenza che pervadeva la vita politica spagnola nei due anni che hanno preceduto la guerra civile: un riconoscimento che è un macigno per la vecchia logica dei buoni/cattivi.

Ca van sans dire che il libro “Le origini della guerra civile spagnola” me lo divorai in pochi giorni e lo trovai straordinario, come gli altri libri di Pio Moa che ho acquistato successivamente e ne consiglio la lettura a tutti coloro che amano la storia di quegli anni.

Una nota finale. Il capitolo che più mi ha sconvolto, in senso positivo,  e’ quello che riguarda la lunga lista di intellettuali e uomini di cultura uccisi dalle squadracce del fronte popolare alla vigilia e nei primi giorni della guerra civile. Una storia che rompe il mito della destra ignorante, che mette mano alla pistola ogni volta  che sente parlare di cultura. In quel capitolo viene descritto come una rilevante componente della cultura spagnola (  liberali, monarchici, conservatori, cattolici e giovani intellettuali e artisti falangisti , ma sopratutto liberi pensatori) furono trucidati dagli esponenti del fronte popolare, colpevoli solo di non essere intellettuali organici alla sinistra. Dello stupro che venne fatto alla cultura spagnola da parte della violenza politica oggi si ricorda solo il grande poeta Llorca ( per altro ucciso dopo essere stato prelevato dalla casa della famiglia Rosales ossia dai massimi esponenti falangisti di Granada presso i quali si era rifugiato), di quel lungo elenco riportato da Moa nessuno ricorda più nulla e anche per questo l’opera dello storico “irriverente” è stato un grande atto di coraggio e onesta’ intellettuale.

Non penso di aver riempito, con la lettura dei libri di Pio Moa,  quel vuoto che mia madre mi lascio’ con il suo silenzio, ma certamente ho fatto un bel passo in avanti.

 

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