Muore Ruiz-Mateos il Berlusconi iberico

È’ morto all’età di 84 anni Jose’ Maria Ruiz-Mateos per anni il più importante imprenditore spagnolo che, dopo l’espropriazione da parte del governo socialista del suo impero economico, ebbe anche una breve esperienza politica.

Ruiz- Mateos veniva dalla provincia di Cadiz, creo’ un vero e proprio impero economico di aziende, il gruppo Rumasa,  fondato nel 1961 che arrivo’  ad essere il più importante gruppo industriale spagnolo nei primi anni settanta.  Giunse a raggruppare nella holding Rumasa,  700 aziende operanti in diversi settori comprese realtà finanziarie come il Banco de Jerez e la Banca Masaves tanto da realizzare in quegli anni un fatturato di 2.100 milioni di euro.

Tutto sembrava andare bene,  anche se c’erano i soliti rumors sulle attività delle aziende del gruppo Rumasa fino a quando il 23 febbraio 1983 non scoppia la bomba: il governo del socialista Gonzales, che aveva portato la sinistra al potere per la prima volta in Spagna dalla guerra civile appena due anni prima, confisca e nazionalizza il gruppo Runasa accusando il suo padrone di evasione fiscale e di non aver pagato al fisco spagnolo i contributi dei lavoratori.

Fu uno schock per il mondo economico spagnolo. Molto si è detto su quella operazione che sicuramente si basava su reali irreholarita’  fiscali compiute da Mateos ma anche aveva un sapore politico essendo l’imprenditore andaluso notoriamente avversario della sinistra. Molte ombre poi adombrarono la privatizzazione successiva che lo stesso governo Gonzales fece visto che molte aziende finirono nelle mani di amici dell’allora ministro dell’economia Miguel Boyer, marito di Isabella Presley,  precedentemente sposa di Julio Iglesia.

Ruiz-Mateos reagì prima evitando l’arresto, poi una volta in carcere avviando una lunghissima vicenda giudiziaria contro lo stato Spagnolo che lo ha visto alla fine vincente tanto che dopo qualche decennio recupero’ parte della proprietà delle imprese del gruppo Rumasa rifondandolo nel 1990 ma non riuscendo ad ottenere nessuna indennizzazione.  Però’ anche la storia della nuova holding non fu propriamente positiva, tanto che nel 2011 dovette fare una conferenza stampa per annunciare che il gruppo era tecnicamente in fallimento ma che avrebbe restituito tutti i soldi ai creditori se no” si sarebbe sparato un colpo in testa”  Una frase ad effetto come era nel suo stile, sempre molto attento agli effetti mediatici.

Era così Ruiz-Mateos, un tipo sui generis , che rimarrà famoso anche per i tanti episodi folcloristici che lo accompagnarono nella sua lunga vicenda giudiziaria contro lo stato spagnolo.

Si presentò alla prima udienza vestito da carcerato portato a spalle da alcuni sostenitori e scappo’ una volta dallo stato di detenzione in tribunale travestito con una parrucca e un gabarden. Pochi mesi dopo sempre in tribunale, in una delle udienze che riguardavano la sua causa, incontro’ de visu quello che lui riteneva il suo nemico principale, il ministro dell’economia Boyer ( che anni dopo diventerà un sostenitore di Aznar un po’ come il nostro Tremonti anche lui prima socialista e poi con la destra berlusconiana) e senza pensarci due volte lo aggredì goffamente davanti al folto pubblico gridando la famosa frase” que te pego, leche, que te pego” tra le risate dei presenti.

Ma forse la foto più famosa e’ quella in cui viene ritratto mentre da una casa che aveva affittato davanti a quella di Boyer (  definita dallo stesso Ruiz-Mateos villa meona, ossia pisciona, per lo sproporzionato numero di bagni che aveva ) osservava con un binicolo l’interno della casa del ministro urlando alla presenza di TV e giornalisti, “que te veo Boyer, que te veo”…..

Nel 1989 scende anche in politica creando forse il primo partito populista di destra nuova generazione, con la retorica dell’antipolitica che oggi è comune a molti, facendosi fotografare con l’elmetto dei lavoratori in testa e definendosi un presidente operaio….do you remember Belusconi????  Considerando lo stato di precarietà giudiziaria ed economica in cui si trovava, ottenne anche un discreto risuktato: 600 mila voti e due eletti al parlamento europeo.

Nella parte finale della sua vita lo colse una demenza senile che gli evito’ nuovi guai giudiziari e mantenne fino alla fine il suo stretto legame con uno dei grandi poteri della Spagna pre e post franchista: l’Opus Dei.

Un imprenditore di successo che però, come tutti quelli che hanno fatto una gran fortuna in poco tempo, ha sempre viaggiato border line rispetto alle regole e alle  leggi, talvolta andando oltre.

Sicuramente una personalità unica e debordante che ha reagito con grande coraggio alle sue disavventure e interpretando fino in fondo l’hidalgo spagnolo, talvolta Don Quijote, talvolta Sancho Panza. Certamente ha fatto sorridere, ma anche piangere tante persone.

 

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