” Meglio un giorno ” di Fabio Granata

Alle volte pensando al mio amico Fabio Granata mi viene da dire che io e lui rappresentiamo le contraddizioni e la non chiarezza che ha sempre avvolto la destra italiana del dopoguerra. Tante volte infatti mi sono chiesto come io e lui abbiamo potuto militare negli stessi partiti e addirittura finire, dopo MSI, An, Pdl anche in Fli. Credo che le nostre posizioni in economia, visione dello stato per non parlare di politica internazionale siano agli antipodi. Perfino laddove esiste un tema che ci unisce, la legalità, riusciamo a vederla in modo diversa almeno sotto alcuni aspetti: lui sublima la magistratura, io ne rimango diffidente, ritenendo che gli esempi eroici di Falcone e Borsellino siano l’eccezione, mentre la regola sia altra e l’esperienza che ho avuto con la procura di Bologna mi fa pensare di loro il peggio possibile.
Fabio ha scritto un libro uscito nelle settimane scorse dal titolo “Meglio un giorno. La destra antimafia e la bandiera di Paolo Borsellino ” ossia la storia di quella coraggiosa destra siciliana e non solo che, spesso sola contro tutti, ha mantenuto una posizione di intransigenza nella lotta alla mafia pagando anche un prezzo alto, molto alto. E lo fa rispondendo a chi accumuna la nostra storia con quella di mafia capitale o con il percorso ambiguo di Berlusconi che certamente con un certo sistema mafioso o ad esso legato è’ stato indulgente se non compiacente. Il libro non mi trova d’accordo nella parte in cui Fabio ripercorre la storia politica della sua generazione che è poi anche la mia essendo coetanei, lui da la sua visione e la sua interpretazione che ovviamente non coincide con la mia per le premesse che ho fatto qui sopra. Tra l’altro accomuna due personaggi di primo piano dell’Msi come Rauti e Niccolai che si sono sempre reciprocamente disistimati, omettendo di ricordare nel suo libro che Niccolai dopo la mozione ” Segnali di vita” fondo’ con Mennitti “Proposta Italia’ la componente modernizzatrice all’interno dell’Msi, e non a caso io aderii prima a Segnali di vita e poi a Proposta Italia seguendo coerentemente Beppe Niccolai dall’inizio e fino alla fine del suo cammino politico dopo lo strappo con Almirante e non a caso Fabio firmo’come me la mozione congressuale Segnali di Vita ma poi rimase organicamente nella componente rautiana: due realtà culturalmente diverse, con obbiettivi politici completamente diversi.
Tornando invece al libro ho trovata straordinaria la parte che Fabio dedica al tema della storia della destra contro la mafia, prima con il fascismo e poi nel dopoguerra, un resoconto storico di grande interesse, molto ben documentato e di cui conoscevo poco.
Ma l’aspetto che più mi ha colpito e che mi ha emozionato e’ la parte del libro in cui Granata racconta la storia del giornalista Beppe Alfano e del magistrato Paolo Borsellino, due persone che hanno militato nella destra siciliana e che sono morte, uccise dal cancro mafioso, nell’esercizio della loro professione. Due figure magnifiche di italiani coraggiosi, raccontate anche attraverso un contributo scritto dai loro figli, che rende il libro un pezzo unico per la mia biblioteca.
Bellissima la figura di Alfano, un giornalista tutto di un pezzo che non si piega davanti alle minacce mafiose e cammina verso la morte consapevole che la sua testimonianza vale di più della sua esistenza: un tipico atteggiamento culturale e antropologico di quella destra legalitaria che il berlusconismo ha spazzato via. Nella parte finale, bellissima e’ un vero e proprio crescendo, il libro si sofferma sulla figura di Paolo Borsellino, uomo tutto di un pezzo,ieratico per certi versi che, dopo l’uccisione del suo amico Falcone sapeva bene che sarebbe toccata anche a lui lo stesso destino eppure non retrocedette di un passo e sapeva bene che chi doveva difenderlo lo aveva già venduto: non un uomo ma un eroe, un eroe che l’Italia ha dimenticato in fretta, salvo qualche eccezione.
Ovviamente Fabio, esperto qual’e’ di antimafia, nel raccontare le loro storie spiega anche in modo documentato come sono stati traditi da uno Stato che invece di difenderli trattava con la mafia che li voleva uccidere.
In sintesi un libro che, politicamente fa discutere, ma che merita di essere comprato, letto e tenuto in una biblioteca degna di questo nome per la parte dedicata alla storia dei due eroi dell’antimafia, Beppe Alfano e Paolo Borsellino, e della storia della destra legalitaria in prima fila nella lotta alla mafia e per questo ringrazio Fabio per averlo scritto.

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