La caduta di una stella dell’economia: Rodrigo Rato

Rodrigo Rato era stato il ministro dell’economia del governo Aznar, quella del boom economico, colui che aveva portato il suo Paese ad una crescita economica che stupì tutta Europa.
Era talmente potente da permettersi di rifiutare l’offerta di succedere ad Aznar quando quest’ultimo aveva deciso di non ripresentarsi più dopo il secondo mandato, come aveva promesso, e proprio a causa di ciò l’ex leader del Ppe fu costretto infatti a ripiegare sulla sbiadita figura di Rajoy che perse per ben due volte contro Zapatero e solo al terzo tentativo, a fronte di una gestione disastrosa da parte socialista della crisi economica, riuscì a vincere per inerzia.
Per tutti fu una grande sorpresa nessuno si aspettava il grande rifiuto, ma Rodrigo Rato, figlio di una importante famiglia di imprenditori, aveva già le idee chiare su quale sarebbe stato il suo futuro.
Rieletto nel 2004, nonostante il disastro elettorale del Ppe, segnato dalla tragedia dell’attentato alla stazione di Madrid di Atocha, dopo tre mesi lascio’ il seggio elettorale per andare a dirigere, primo e unico spagnolo nella storia di questo organismo, il FMI. Quel passaggio lo fa entrare dalla porta principale nel gotha della finanza mondiale, e’ un crescendo wagneriano.
Dopo tre anni alla direzione dell’Fmi, Rato lascia quella posizione e viene nominato nel top management del Banca Lazard, il grande gruppo franco francese,uno dei più potenti operatori finanziari e bancari del mondo, per poi passare al Banco di Santader, tra le prime dieci banche del mondo e infine a Banca Madrid e quindi Bankia di cui diviene presidente ala fine del 2010.
Una carriera fulminante, che lo porta ad avere compensi economici straordinari.
Ma è proprio a causa di questo ultimo incarico che incominciano i guai, perché la cupidigia pare essere una caratteristica comune degli uomini potenti e vincenti a anche Rato non ha fatto eccezione.
Durante la crisi economica che ha colpito tutto il mondo occidentale, in Spagna scoppiano due scandali legati fra loro: la bolla immobiliare e l’indebitamento delle banche.
Una delle banche travolte dallo scandalo è proprio Bankia e il Banco di Spagna, dopo aver garantito per i debiti della banca madrilena, attiva a una serie di ispezioni per valutare l’entità e le responsabilità della sua situazione disastrosa.
A seguito di una di queste verifiche scoppia lo scandalo delle carte di credito usate indebitamente dal cda di Bankia per le proprie spese personali, addebitate in un conto segreto che viene scoperchiato e Rodrigo Rato risulta uno dei maggiori beneficiari di questo conto segreto
Si scopre che ha usato la carta di credito di Bankia per proprie spese personali: 99.041 euro in vestiti, profumi, cene di lusso, alcolici. In un solo giorno risulta che Rato abbia speso con la carta di credito aziendale 3.145 euro in scarpe e beni di lusso, compresi strumenti musicali e questo a fronte di uno stipendio annuo di 2 milioni e 300 mila euro.
Ma tutto questo non ferma l’ascesa professionale di Rato che, lasciata la presidenza di Bankia, viene incorporato nel management di Telefonica con l’obbiettivo di fare importanti operazioni commerciali e finanziarie sopratutto nel mercato latinoamericano dove Telefonica e’ leader nel settore della telefonia.
Ma alle volte la sorte gioca brutti scherzi.
Nel 2012 il governo del suo amico Rajoy approva una legge per il rientro dei capitali spagnoli all’estero, depositati nei famosi paradisi fiscali.
Un film già visto in Italia, ma il fisco spagnolo non è quello italiano, meno pesante e opprimente di quello nostrano, ma durissimo contro gli evasori.
Siamo agli inizi del 2015 e l’agenzia tributaria spagnola decide una verifica su 705 contribuenti che hanno beneficato del condono fiscale per i capitali all’estero.
Il personale di Hacienda volevano capire come erano stati generati quei capitali all’estero e se ancora esistevano, da parte di quei contribuenti un’attività di frode fiscale con depositi nelle banche estere, svizzere in particolare.
Tra i nomi che saltano fuori dall’inchiesta c’è proprio lui, l’ex ministro dell’economia del governo Aznar, l’ex direttore dell’Fmi, l’ex dirigente di Lazard e Bankia: Rodrigo Rato. Lo scandalo assume dimensioni devastanti per la sua immagine, decine di società fittizie che si intrecciano fra loro e che avrebbe portato ad una frode fiscale che per ora pare sia stata quantificata in oltre 100 milioni di euro.
Addirittura l’ex ministro viene tenuto in stato di detenzione per alcune ore, per evitare che possa occultare delle prove dei suoi delitti fiscali durante la perquisizione nel suo domicilio e nei suoi uffici avvenuta per ordine del magistrato inquirente.
Le accuse sono gravissime: evasione fiscale e riciclaggio di denaro, grazie alla complicità di banche svizzere e del circuito internazionale del sistema finanziario legato ai paradisi fiscali.
Un durissimo colpo per il governo di Rajoy che proprio alla fine dell’anno andrà ad elezioni generali e prima dell’estate alla tornata delle amministrative.
Ma sopratutto è la fine per l’immagine di un uomo che aveva stupito il mondo finanziario e politico mondiale per come aveva saputo rilanciare l’economia spagnola, un uomo che aveva compensi milionari, stratosferici se si pensa ai salari di noi comuni mortali, un uomo che veniva da una agiata famiglia di imprenditori iberici, un uomo che bacchettava, da direttore dell’Fmi, i governi inadempienti debitori verso l’organismo finanziario internazionali e che sollecitava politiche fiscali stringenti per recuperare quanto dovuto……un uomo avido che ha perso tutto perché purtroppo ha confermato banalmente che anche i grandi uomini davanti al denaro, alla ricchezza smisurata diventano piccoli, piccoli, tornano ad essere stupidissimi, arroganti ed avidi esseri umani, come un qualsiasi essere mortale.

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