Iran la realtà che non ti aspetti

Ammetto con franchezza che quando mi proposero questo business trip in Iran avevo tanti dubbi.

Conoscevo infatti molto bene, sempre a causa di viaggi di lavoro, tutto il Middle  East, dove mi ero recato più volte negli ultimi 30 anni e non avevo certamente un’idea positiva di quell’area. Non vedevo grandi sviluppi e futuri, non mi piaceva la gente, rozza e poco educata sotto ogni punto di vista. Gli affari erano poi poco significativi, fatta eccezione per la Turchia.  Persone poco propense al lavoro, donne sottomesse, ipocrisia imperante, ignoranza diffusa a tutti i livelli: anche i più ricchi, milionari quanto si voglia erano rimasti beduini sotto ogni punto di vista, anzi ancor più cafoni ed ineleganti.

Avevo visto risorgere il fondamentalismo mussulmano fin dai suoi arbori, una deviazione islamica che mi aveva portato ad amare Israele come unico baluardo democratico e occidentale di quell’area, cosa di cui ancor oggi sono fermamente convinto.

Con questo spirito e se vogliamo, con questi pregiudizi, mi ero preparato a questo viaggio di lavoro in Iran, ignorando che mussulmano arabo non coincide con mussulmano iraniano.

Il primo impatto all’aereoporto Khomeini mi ha confermato i miei pregiudizi e anche la strada che porta alla città. Mi sembrava di rivedere gli stessi paesaggi e la stessa urbanistica precaria che avevo incontrato in Syria piuttosto che in Giordania.

Poi la sorpresa. Entrando a Teheran trovo una città con edifici residenziali, e non solo nelle aree ricche, più che dignitosi, nulla da invidiare alle nostre città. Ma sono le persone, quelle che più mi hanno sorpreso.

Un popolo, quello persiano, che non a caso, ti ripete quasi ossessivamente che loro sono mussulmani, ma non arabi. Ti ricordano che alle loro spalle ci sono millenni di storia e cultura e questo pesa, ad ogni livello, dall’educazione alla conoscenza, dal modo di fare affari alle potenzialità di sviluppo.

Dopo l’accordo sulla fine dell’embargo, c’è gran fermanto in Iran, grandi speranze, tanto voglia di girare pagina e pensare alle potenzialità di una forte crescita che li può riportare ad assumere quel ruolo di paese leader in quell’area come già e’ stato per tanti secoli nel passato.

In pochi decenni l’Iran ha più che raddoppiato la popolazione, da trenta a oltre settanta milioni di abitanti, di cui più di un terzo sono giovani e ben istruiti con una conoscenza della lingua inglese diffusa, ma anche l’italiano è una lingua molto conosciuta.

Nel mio albergo, uno dei principali e più conosciuti della capitale, era una via e vai di meeting tra società locali e operatori stranieri. I cinesi facevano la parte del leone, perché grazie allo stupido boicottaggio voluto dagli americani abbiamo lasciato campo libero a loro. Ma ora anche gli europei stanno cercando di recuperare il terreno perduto. Italiani, francesi, tedeschi…..gli italiani erano molti anche perché c’era una fiera delle piastrelle, settore in cui siamo leader. In Iran ci sono più di centotrenta aziende di piastrelle, quasi tutte usano la nostra tecnologia di produzione, i forni  Sacmi in particolare cooperativa della mia città,  leader nel  mondo nei forni per piastrelle, e poi i nostri smalti e coloranti.

Le delegazioni governative stanno facendo una corsa per arrivare per   primi. Nei miei gironi di permanenza a Teheran c’era il ministro tedesco dell’economia con un centinaio di aziende tedesche,  ai primi di agosto arrivano Gentiloni e la Guidi con le grandi società statali italiane e a ruota una delegazione del governo francese e poi quello spagnola, tutti con aziende annesse.

Tanto fermento, perché c’è tanto da fare in Iran e tanta voglia di fare. In quattro giorni, tra privati e istituzioni, ho avuto una ventina di incontri, sembrava un’attività ossessiva con tante opportunità messe sul tavolo. Ovviamente molte saranno da verificare e potrebbero risultare impercoribili, ma sicuramente molte andranno in porto, anzi due sono già andate in porto…..

Due aspetti curiosi.

Tra coloro che si proponevano come intermediari ho incontrato decine di persone che parlavano italiano, una delle lingue straniere più conosciute in Iran, era persone o figlie di persone che a suo tempo erano immigrate in Italia per studiare o lavorare. Ora sono tornate e sono in nostri migliori ambasciatori. Gli iraniani adorano i nostri prodotti, il nostro cibo e sicuramente a parità scelgono i nostri manufatti rispetto a quelli degli altri europei e questo grazie al lavoro di quegli ex immigrati in Italia ora tornati in patria, sono stati i nostri migliori ambasciatori: ditelo a quegli ottusi di Salvini e c….

Le donne della borghesia media, e non solo, vivono male le imposizioni del regime islamico, peraltro ora molto più moderato rispetto al passato,  verso il sesso femminile, tipo il velo in testa.

Lo stesso vale per  gli uomini che trovano incomprensibile il divieto di bere alcolici.  Ma anche qui come altrove si conferma che il proibizionismo nulla può quando c’è la domanda. E quindi nelle case iraniane trovi abbondanti forniture alcoliche,frutto di un sistema di contrabbando che funziona bene, e  le donne si lasciano andare rompendo ogni timidezza con l’altra metà e almeno nelle pareti domestiche recuperano con gli interessi quella libertà che viene impedita a lor negli spazi pubblici. Doppia morale di un sistema teocratico che però sta intelligentemente comprendendo che l’aria fresca che gia’ sta permeando la società persiana va accompagnata, non respinta come in passato.

Fermi nei principi, tolleranti nei fatti, questa sembra l’attuale posizione del regime.

Debbo dire che anche l’avversione contro Israele, tema che mi preoccupava molto, l’ho trovato inesistente tra la popolazione e, da più parti, mi hanno fatto capire che è più un problema politico che dei cittadini iraniani. Anche su questo fronte ho comunque constatato una progressiva e tangibile progressione in senso positivo delle autorità iraniane, che, pur mantenendo un atteggiamento formalmente  ostile nei confronti di Israele, nei fatti sta allentando la conflittualità verso questo Paese che tanto amo e rispetto.

Last but not least. Se mai ce ne fosse bisogno mi sono convinto, durante questo viaggio in Iran, ancor di più di quanto sia stupido il sistema delle sanzioni, uno strumento che serve solo per fare spostare pezzi di economia da un mercato all’altro. Noi eravamo il primo partner dell’Iran prima delle sanzioni, ora lo sono Cina e Korea. Gli americani fanno tanto i ligi quando si trattava di applicare le sanzioni, colpendo duramente anche con la galera gli imprenditori occidentali che hanno tentato di aggirare il boicottaggio verso tizio o caio. Ma in Iran ovunque ti giri e’ pieno di prodotti americani, proprio di quei settori sottoposti ad embargo, tutti arrivavano dalle filiali in Cina o India delle stesse aziende  americane.

In Iran gli americani hanno deciso di firmare la fine del boicottaggio dopo che le multinazionali a stelle e strisce  avevano già i grandi contratti in mano con le società iraniane, ora noi, che eravamo il primo partner degli iraniani, possiamo, insieme agli altri europei divederci le briciole che ci hanno lasciato le aziende americane.

E mi raccomando ringraziamoli anche, God bless America !

 

 

 

 

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