Immigrazione oltre le ideologie

Del mondo anglosassone ho sempre apprezzato una cosa: il pragmatismo della loro pubblica amministrazione.

Ed è proprio da lì che vorrei partire per affrontare un argomento così spinoso come quello dell’immigrazione, dalle esperienze dia quel mondo anglosassone, quale Usa e Australia o Canada, che sono nati, cresciuti e si sono sviluppati proprio grazie al fenomeno immigratorio.

Partiamo da un principio, chi scappa da una guerra va aiutato senza alcun tipo di dubbio e questo tipo di immigrazione deve uscire dal confronto per non creare confusione. Vanno accolti, ovviamente rispettando le regole di chiunque entri in un paese a cominciare da una corretta identificazione.

Sorvolo anche sull’inutile e obsoleto dibattito  se l’immigrazione è un fatto positivo o negativo: concordo che un continente e un paese come il nostro,  che hanno una denatalità spaventosa se non vogliono diventare marginali nella storia o addirittura sparire,  devono far ricorso all’immigrazione e non certo, come sostiene qualche imbecille, per creare nuovi schiavi, ma per una logica demografica che sta alla base di qualsiasi idea di sviluppo di un paese e continente.

Aggiungo, a scanso di equivoci, che sono favorevole allo ius soli.

Fatte queste premesse dobbiamo stabilire un principio chiaro, i fenomeni straordinari o epocali in uno Stato degno di tale nome, vanno governati, non subiti.

Altro principio chiaro qualsiasi Stato nella storia, proprio in quanto tale, piaccia o meno alla Chiesa cattolica o ai buonisti di turno, proprio in quanto tale ha i suoi confini grazie ai quali si definisce, come territorio e come popolazione. La sciocchezza che non esistono barriere per le persone sono stupidità di chi vuol affrontare questo tema in modo ideologico, una sciocchezza esattamente equiparabile a chi dice che immigrazione significhi delinquenza.

Detto ciò in questi giorni ho ascoltato e letto, rabbrividendo, affermazioni apocalittiche  da parte di uomini di chiesa e di una certa sinistra che, ovviamente sempre cercando di addossare alla società occidentale e al suo processo di sviluppo economico la colpa di tutto ciò, sostengono che un grande fenomeno di spostamento di popolazioni dalle zone più povere del mondo verso l’Europa è’ in atto e che questo faccia parte di quei fenomeni epocali inarrestabili e che ci si attende l’arrivo in Europa di 250 milioni di persone nei prossimi dieci anni.

Prima cosa. Sfatiamo questo mito negativo della colpa dell’Occidente. Tutti vogliono venire in occidente perché è il modello in cui benessere economico e diritti della persona sono garantiti. Altrove anche laddove troviamo ad esempio ricchezza, vedi paesi arabi, i modelli non funzionano perché la persona non conta nulla e chi scappa dalla povertà e dalla dittatura cerca l’Europa guarda a caso, non l’Arabia Saudita o gli Emirati Arabi.

Per questo va recuperato l’orgoglio per un modello sociale ed economico, l’Occidente, che, per carità, con alterne vicende e con problemi ancora non risolti, è ancora il modello vincente a cui tutti fanno riferimento a cominciare da  quelli che scappano per venire da noi. Se non capiamo questo e non smettiamo di autoflegellarci non andremo da nessuna parte,  sopratutto se dobbiamo affrontare un tema così delicato come quello dell’immigrazione.

Secondo punto la storia ci insegna che non c’è nulla di inarrestabile, a meno che tu non lo voglia e non accetti di subirlo passivamente

Abbiamo avuto esempi di civiltà travolti da eventi epocali similari e altre che hanno reagito con risposte adeguate e governato con successo questi fenomeni che non sono nuovi, come qualcuno stupidamente pensa,  ma hanno una loro curva storica periodica.

Premesso tutto ciò e dando per scontato, se non il numero di 250 milioni di immigrati,   ma sicuramente la grandezza del fenomeno immigrazioni dei prossim anni che investira’ l’Europa,  dobbiamo stabilire delle regole e la prima regola è’ come fare l’integrazione.

L’integrazione, in USA, come in Canada, come in Australia passa da alcuni principi molto semplici.

Chi decide di stabilirsi in questi paesi deve imparare la lingua, giurare amore e rispetto per il paese di accoglienza e accettarne usi e costumi che sono il minimo comune denominatore di tutti coloro che ci vivono.

Tutte le sciocchezze che ho visto in questi anni dalle scritte in arabo negli uffici pubblici alla richiesta di eliminare il presepe durante le festività natalizie, e chi scrive è’ un laico, vanno esattamente nella direzione opposta di una corretta integrazione. Vanno verso una Babele ossia verso a quel fenomeno che poi alimenta razzismo e reazioni irrazionali contro ogni tipo indiscriminato di immigrazione.

E tanto ciò sara’ più evidente tanto più il numero degli immigrati previsti sarà grande e di provenienza diversa. L’immigrato deve sentirsi lui per primo parte integrante di una nuova comunità che lo accoglie e dentro alla quale (  rispettando lingua, regole, cultura e costumi ossia tutto ciò che sociologicamente parlando fa una Nazione ) troverà un futuro migliore per se’ e per i propri figli.

E  sopratutto chi arriva deve capire che è un fortunato e che ha tutto l’interesse ad integrarsi e a rispettare le regole. E a questo proposito mi viene sempre in mente un episodio di tanti anni fa quando andammo a trovare l’allora sindaco di N.Y. Rudolph Giuliani con una delegazione del mio partito. Durante quelll’incontro colui che era il responsabile del nostro settore immigrazione gli chiese quale fosse la percentuale di detenuti immigrati in USA. La risposta ci lascio’ di stucco perché si trattava di una percentuale veramente bassa a confronto di quella a cui siamo abituati nelle carceri italiane e immediatamente chiedemmo come fosse possibile. Giuliani rispose imperturbabile ” L’immigrato che viene negli Stati Uniti fugge dall’inferno e cerca qui il suo paradiso. Ma è’ consapevole che al primo errore, alla prima violazione delle nostre leggi torna all’inferno e per questo è uno dei più rispettosi delle nostre leggi” .

Brutale risposta quanto volete, ma estremamente efficace per evitare quelle incredibili vicende di immigrati pluripregiudicati che in Italia nonostante ciò rimangono sul nostro territorio  grazie ad una legislazione che impone lunghi processi con tre gradi di giudizio e che ne impedisce la loro espulsione. Sono proprio loro i primi nemici degli immigrati che vengono qui a cercare solo un mondo migliore, perché alimentano i pregiudizi degli ignoranti che identificano l’immigrato con il criminale a scapito della stragrande maggioranza di immigrati perbene che in tutti questi anni ci hanno aiutato a far crescere il nostro paese. E proprio su questo tema bisogna attrezzarci per evitare che i criminali pluripregiudicati immigrati, nelle more di un codice penale e di una costituzione pensata per altri tempi, non possano approffitarne.

Last but least, nessuno ne parla, ma sarà prima o poi un problema che dovremmo affrontare. Che ne faremo di un continente, l’Africa, completamente svuotato da una emigrazione senza precedenti? Pensiamo veramente che questo argomento sia marginale rispetto al grande dibattito su questa emigrazione epocale? Io penso che sia un tema che vada affrontato e  presto perché saremmo degli irresponsabili a pensare che questa emigrazione epocale non vada a danneggiare ulteriormente il tessuto sociale ed economico di quel continente già pesantemente colpito.

Poche riflessioni, qualche spunto per un tema difficile che se affrontato solo ideologicamente porterà solo odio e violenza.

 

 

 

 

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