I Repubblicani: una sfida per chi non vuo morire renziano

Quando alcune settimane fa l’amico Marco Reguzzoni, conosciuto e apprezzato durante il lavoro gomito a gomito nella commissione parlamentare attività produttive, mi ha chiamato illustrandomi il progetto de i Repubblicani sono rimasto perplesso e nel frattempo lusingato.

Perplesso perché ormai la mia strada e’ segnata:  ritorno alla professione e mai più incarichi parlamentari o elettivi. Non ho voglio di tornare a ricostruirmi una professione come mi è accaduto nel 2013, passati i 50 anni tutto risulta più difficile e il mercato del lavoro non guarda in faccia nessuno, men che meno un ex parlamentare che non vuole andare in giro con il cappello in mano a pietire  un posto in qualche ente pubblico.

E quindi perché impegnarmi ancora in politica in modo così diretto?

Lusingato perché il narciso che è in ognuno di noi ha apprezzato che proprio un collega che ha avuto anche momenti di scontro politico con il sottoscritto,quando feci la scelta finiana si ricordasse di me, del mio essere persona affidabile e rispettabile e sopratutto uomo di parola e quindi ritenesse opportuno coinvolgermi in un nuovo progetto, peraltro delicato e tutto in salita.

Con Marco ho condiviso molte battaglie liberali,  abbiamo difeso il nostro sistema produttivo,  condiviso l’ idea di Stato leggero e di federalismo comunale piuttosto che regionale, abbiamo la lottato contro l’oppressione fiscale insopportabile per le nostre imprese e i nostri lavoratori.

Eppure la nostra storia politica era diversa, molto diversa.

Dopo la sua telefonata ho preso tempo, ho riflettuto, l’ho richiamato e alla fine ho detto ci sto.

Il progetto?

Ricostruire un soggetto federativo nel cdx , alla luce anche della nuova legge elettorale che di fatto porta ad un bipartitismo, che  in forma inclusiva raccolga tutte le forze di area e, con regole chiare e trasparenti, ad esempio le primarie, sappia sceglier la sua classe dirigente e il suo programma, e determini una leadership realmente contendibile  dentro il nuovo soggetto e, una volta determinata, sfidare tutti insieme Renzi e la sua nuova sinistra.

Cosa mi ha convinto?

In primo luogo in questi due anni, con tanti amici e amiche avevo costruito un’associazione,  Mit modernizzare l’Italia che aveva proprio l’obbiettivo di tenere insieme e aggregare la variopinta e litigiosa area liberal modernizzatrice, come avemmo modo di spiegare durante l’edizione di Liberal Camp dello scorso settembre.

Nei Repubblicani ho ritrovato tanti amici/che:  dal Tea party a Fermare il declino, da Ali ai liberali, da sveglia il centrodestra agli esponenti di Libera destra che con noi avevano interloquito in questi due anni di vita di Mit.

In secondo luogo, come ho avuto modo di dire nel mio breve intervento all’incontro di Milano,  il fatto che dopo più o meno 20 anni di governo abbiamo restituito l’Italia esattamente come l’abbiamo presa, mi pone un problema di coscienza: riprovarci ma facendo tesoro degli errori del passato.

Questa è una sfida che il cdx deve raccogliere e a maggior ragione chi, seppur con dei ruoli di secondo piano, abbia avuto una responsabilità rispetto a questo insuccesso.

Dobbiamo farlo con volti nuovi, ma stando loro a fianco affinché non si ripetano più i compromessi che ci hanno portato al fallimento di una grande speranza a cui aveva creduto la maggioranza degli italiani.

Con questo spirito sono andato a Milano alla nascita de i Repubblicani e ho anche firmato il documento di fondazione a titolo personale.

C’era tanta gente, forse impensabile in un pomeriggio dell’ultima giornata di un lungo ponte. Tante persone che qualche maligno ha definito in cerca di un posto, ma anche tanti giovani e normali cittadini sui quali ovviamente la critica ha taciuto.

Gli interventi hanno evidenziato le notevoli differenze che esistono tra le diverse anime del  cdx che però non sono certamente minori rispetto a quelle distanze di vedute che hanno manifestato Cuperlo, Civati e Renzi quando si sono sfidati alle ultime primarie del Pd.

Grazie a Dio però esistono anche importanti minimi comuni denominatori: l’avversione allo Stato pesantemente e la burocrazia imperante, la lotta alla pressione fiscale ritenuta da tutti non più sostenibile nei termini oggi presente, l’atteggiamento positivo verso la libertà di mercato, valori come meritocrazia e responsabilità.

Il confronto alle primarie di un nuovo centrodestra saranno su temi forti come l’idea sull’immigrazione, i diritti civili e anche l’Europa, ma non sarà un confronto meno duro di quello che i tre sfidanti alle primarie del Pd hanno avuto sull’articolo 18 e la riforma del lavoro o sulla scuola o sulla pubblica amministrazione. Eppure loro ce l’hanno fatta, hanno espresso un leader, Renzi, che in questo momento ha vinto su ogni fronte.

Perché il cdx non può sperare di avere un contenitore dentro al quale le tante anime che lo compongono trovano, attraverso regole chiare e trasparenti ( non mi stancherò mai di scriverlo e ripeterlo ) il momento del confronto e  la determinazione della leadership? Perché ammazzare una speranza prima ancora di provarci?

Ecco questo chiedo alle anime scettiche che dopo l’incontro  di Milano hanno cominciato ad esprimere commenti negativi sopratutto eespressi  da parte di chi non c’era e ha preferito stare a casa a criticare.

Se vogliamo riconquistare almeno una parte di quel 50% di elettori che alle ultime elezioni non sono andate a votare,  piaccia o meno  da un progetto come quello dei Repubblicani dobbiamo passare.

L”alternativa è il populismo alla Salvini o i colpi di coda dell’indomito Cavaliere o la poltronite acuta alfaniana: tutte soluzioni ad personam che regaleranno l’Italia a Renzi e c per i prossimi vent’anni.

Molti di noi sono reduci, talvolta sfiduciati perché reduci di battaglie perse con molti morti e ferite, capisco le tante perplessità.

I sogni pero’ hanno un grande vantaggio, sono gratuiti e talvolta si realizzano anche proprio quando meno te lo aspetti.

Ma molto dipende da noi, perché i sogni non camminano da soli, bisogna esserci e crederci, solo così talvolta diventano realtà.

Un insegnamento che ho imparato dalla politica, dopo tanti anni,  e’ che nulla è eterno e i cambiamenti arrivano quando meno te lo aspetti ma se non ci sei non ti aspettano.

Anche per questo ho deciso di esserci almeno fino a quando mi lasceranno sognare.

 

 

 

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