Erdogan: e la democrazia?

La vittoria di Erdogan in Turchia e’ stata palesemente viziata da una serie di provvedimenti governativi che hanno falsato lo svolgimento democratico delle elezioni politiche. 

Concentrandosi sulla regione curda e sul partito che solo pochi mesi fa impedì al leader turco la possibilità di governare con una maggioranza assoluta, il governo ha preso una serie di provvedimenti che in un qualsiasi paese democratico avrebbero fatto gridare al colpo di stato e alla dittatura.

Sono stati imprigionati i rappresentanti di lista avversari, sono stati scientificamente spostati i seggi in modo da renderli non accessibili nella regione curda, e’ stato creato un clima del terrore con attentati contro i civili grazie a vere e proprie stragi di stato che hanno colpito duramente l’opposizione curda in modo particolare.

Dall’Europa solo silenzio, anzi la Merkel ha visitato Erdogan, pochi giorni prima del voto, manifestando il suo appoggio all’adesione della Turchia all’Unione Europea in caso di successo elettorale: un gesto che ha spostato buona parte dell’elettorato moderato verso il partito del presidente turco.

L’Europa sotto il ricatto dei due milioni di profughi siriani, oggi ospitati in Turchia, si è girata dall’altra parte quando si è trattato di chiedere al governo turco il rispetto delle regole democratiche.

Dal governo italiano silenzio assoluto, assordante. Eppure nei posti di governo del ministero degli Esteri siedono politici che hanno fatto della difesa dei diritti civili e della democrazia una bandiera del loro percorso politico.

L’Europa attacca giustamente il governo Ungherese per alcune manifestazioni xenofobe e alcuni provvedimenti che tendono a controllare l’informazione. Però rispetto ad Erdogan che ha chiuso TV e giornali avversari, che controlla la rete e che imprigiona e fa strage della minoranza curda non un cenno critico, anzi.

L’Europa non può essere credibile nella difesa per i diritti civili e le libertà democratiche con una politica del doppio binario, neanche la realpolitik può giustificare ad un paese che si candida ad entrare in Europa di alterare le regole nella competizione elettorale e di imbavagliare l’opposizione.

Esiste una linea oltre alla quale non si può andare quando sono in gioco i principi di libertà e di democrazia dei cittadini e in Turchia quella linea e’ stata abbondantemente superata.

 

 

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